Psicoterapeuta • Coach • Formatore

Dalla crisi economica alla crisi personale: il mio settore non va bene! Le prospettive sembrano pessime! Ho perso il lavoro! Adesso cosa faccio?

“Non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi”. (Vince Lombardi)

Perdere il lavoro al giorno d’oggi, in un periodo di crisi economica così conclamato può diventare un dramma. E così, ci si trova all’alba del giorno in cui non è più lo stridulio della sveglia mattutina al capezzale che ci ricorda, con una puntualità disumana, che è ora di lasciare il calduccio delle coperte per dirigersi verso la propria postazione lavorativa. Non abbiamo più il nostro lavoro e non ci sentiamo più parte integrante di quell’esercito di uomini e donne che da veri combattenti tutte le mattine abbandonano le loro case e in preda al traffico e brevi o lunghi tragitti a piedi raggiungono fieramente il posto di lavoro consapevoli dei loro obiettivi e carichi di energia per portare a termine i compiti della giornata. Ahimè ci hanno, spogliato della nostra armatura! Non facciamo più parte dell’esercito di lavoratori, siamo soli e ci sentiamo ingiustamente penalizzati, spompi di obiettivi e progetti. Ci hanno strappato una parte consistente della nostra vita e l’amara, ma a dir poco, oggettiva consapevolezza che nulla tornerà come prima, ci trascina in un baratro di negatività ingabbiando il nostro essere in questa società. La condizione psicologica di coloro che hanno perso il lavoro è diventata negli ultimi mesi oggetto di una gran mole di articoli di giornale, di riviste scientifiche di libri e trame di film trasmessi in tv e al cinema. Il dramma di chi si trova con una scatola piena di oggetti personali, dopo aver sgombrato il proprio ufficio, può delle volte suscitare sensi di colpa e vergogna che spinge il malcapitato a nascondere la propria “attuale condizione di inoccupato”, al punto da fingere che non sia successo nulla. Il lavoro che abbiamo scelto e che abbiamo svolto per anni, ha rappresentato il biglietto da visita con il quale presentarsi al mondo sociale. Ci siamo identificati con la nostra attività lavorativa, come un vestito che ci siamo cuciti addosso. Perdere il lavoro può significare perdere la propria identità sociale il proprio biglietto da visita che fino ad ora ci ha dato forza, sicurezza, energia e vitalità. Ci si potrebbe sentire delle nullità, potremmo passare in rassegna tutti i nostri difetti, magari anche quelli che non abbiamo mai considerato perché troppo attenti e concentrati sugli impegni lavorativi. Perdere il posto di lavoro, non avere più una sicurezza economica e rinunciare a tutta una serie di abitudini sulle quali abbiamo costruito la nostra vita, incontri, riunioni, il rapporto con i collaboratori, i clienti, i fornitori, i viaggi e tutto ciò che alimentava il nostro vissuto quotidiano, può creare un grande senso di vuoto e di angoscia che pervade la nostra mente intaccando pesantemente la nostra voglia di reagire e ricominciare. Ci sembrerà strano, ma cominceremo a sentire la mancanza dei doveri e dei compiti da svolgere, nell’ambiente dove trascorrevamo gran parte delle nostre giornate e di cui magari ci si lamentava. Forse non ci siamo mai concentrati più di tanto su di noi e potrebbe succedere di dover fare i conti con sé stessi. Nei momenti di crisi e di cambiamento nella nostra vita siamo spesso costretti a confrontarci con il mondo intorno a noi, possiamo sentirci minuscoli, inadeguati e tendiamo a vedere gli altri come dei superman o delle superwoman tutti migliori e più capaci di noi. Ad una fase di delusione e di demoralizzazione potrebbe subentrare una fase di rabbia e di invidia. È come trovarsi a fare improvvisamente i conti con la vita ed il proprio destino e trovarsi a litigare con la fortuna. Non siamo riusciti a controllare e a gestire la situazione perché gli eventi ci sono sfuggiti di mano. Dovevamo prevederlo! Potevamo prepararci prima! Avremmo dovuto comportarci diversamente! Così rimugini e sensi di colpa ci accompagneranno. Rimanere senza lavoro metterà in moto una serie di considerazioni e di domande sul futuro della nostra vita: Chi saremo? Cosa faremo? Che succederà? Cosa l’ha causato? Perché proprio a noi? Cominceremo così a cercare dei colpevoli e a colpevolizzarci: “non mi sono mai reso simpatico! Non ho mai fatto il ruffiano! Oggi mi ritrovo quello che mi merito! Ho sempre detto le cose come stanno! Non dovevo dire di no! In certe circostanze avrei dovuto fare come gli altri che stavano zitti!” Giustificazioni, rimpianti, colpevolizzazioni e spiegazioni rimuginanti potrebbero prendere il sopravvento in un dialogo continuativo con noi stessi: sarebbe stato meglio se … avrei dovuto fare così … non ho cambiato quando era il momento di cambiare! Cosa fare dunque in una situazione di questo genere? Come possiamo comportarci? Quali sono gli aspetti principali che devono essere tenuti in considerazione per affrontare un contesto di questo genere, calcolando anche l’epoca storica nella quale ci troviamo? Qual è l’atteggiamento migliore da assumere in questo contesto? Come dovremmo comportarci se ci succedesse qualcosa di simile? Che cosa accade nell’essere umano e quali sono le fasi da superare? E’ ora di mettersi in discussione! E’ ora di cambiare! E’ ora di ricominciare da capo! Prima di tutto preparati, formati nuovamente! L’Intensive Leadership Training può darti la tattica e le strategie su come affrontare delle fasi di crisi di qualsivoglia natura che in questo contesto storico possono accadere, se non a noi, a chi sta di fianco a noi, e per poter strutturare l’atteggiamento più adeguato, i comportamenti migliori e le azioni che possono aiutarti a trasformare una situazione critica, in una nuova vita. Trovare nuove possibilità e nuove opportunità per ognuno di noi. Iscriviti all’Intensive Leadership Training del 21/24 marzo 2012 ne varrà la pena!

Steve Benedettini
Coach/Psicoterapeuta

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